sabato 25 agosto 2018

RECENSIONE: Maria Antonietta, la giovinezza di una regina

TITOLO Maria Antonietta, la giovinezza di una regina
AUTORE Fuyumi Soryo
CASA EDITRICE Edizioni Star Comics
ANNO 2018



Il 16 di Maggio anche in Italia è disponibile Maria Antonietta, la giovinezza di una regina, volume auto conclusivo di Fuyumi Soryo.
Questo breve tankoubon racconta solo una piccola parte della vita della Regina, in particolare, da quando lascia l’Austria nel 1771 e il suo primo periodo a Versailles. In poche pagine l’autrice ci fa capire i turbamenti e le difficoltà che la Delfina ha avuto nell’integrarsi nel nuovo ambiente.
Immaginate di avere 14 anni, e di essere spediti a 1570 km da casa, in terra straniera, a sposare uno di cui avete visto solo un ritratto. Di non conoscere bene la lingua e soprattutto le regole alquanto pittoresche della corte di Versailles.


Leggendo Maria Antonietta, non può non venire in mente l’ormai cult Lady Oscar(Versailles no bara) di Riuoko Ikeda. Le due opere non si possono mettere a confronto, il manga della Ikeda è molto romanzato ed è stato pubblicato per la prima volta ben 46 anni fa.
Prendiamo ad esempio solo la figura della Regina. In Lady Oscar, vengono messi in risalto, in particolare nella prima parte del manga, complice anche la linea voluta dall’editore, i lati più frivoli del carattere di Maria Antonietta, come il poco impegno negli studi e la sfacciataggine. Cose che traspaiono anche nel volume della Soryo ma velatamente. Del Delfino invece differisce il character design, in Lady Oscar è un ragazzo non troppo alto e sovrappeso. Questo deriva da testi dell’epoca che lo descrivevano, in modo volutamente errato, in questa maniera. Gli studi più recenti hanno invece constatato che in gioventù Re Luigi XVI era molto alto e dalla corporatura esile, descrizione ripresa in questo volume.


Per quel che riguarda lo stile grafico, la Soryo, unisce linee sottili ed eleganti tipiche del suo stile, alla minuziosità dei particolari. Tutto, dagli abiti ai fondali, fa trasparire lo sfarzo e la regalità della Corte francese. Inoltre, i visi ed in particolare gli occhi dei personaggi, hanno una profondità che si ritrova in pochi altri manga. Ho trovato la figura di Maria Antonietta graficamente molto simile ai ritratti dell’epoca, non si può dire lo stesso del Delfino di Francia, che per carineria, l’autrice gli ha abbellito i lineamenti del viso.
L’edizione italiana edita da Star Comics impacchetta bene il tutto. La sovracopertina ha dettagli in oro, che ricordano un libro rilegato e la copertina in bianco e nero con veduta dall’alto dei giardini di Versailles.
A fine volume troviamo la bibliografia e approfondimenti sui personaggi e sulla Reggia di Versailles. Inoltre, questo è il primo manga nella storia, a ricevere il supporto in materiali e dettagli riguardanti costumi, architetture e usanze da parte dellÉtablisement Public du Musèe et du Domaine National de Versailles, come si può appurare dal logo sulla copertina.
La Soryo non è mai stata un’autrice mainstream qui in Italia, nonostante opere bellissime seppur singolari come Mars e Cesare, il creatore che ha distrutto. Consiglio questo volume, in particolar modo, agli amanti della storia ed a chi predilige fumetti esteticamente belli.
See you space cowboy,
Federica

NB: la recensione è precedentemente apparsa su Nerdpool.it

giovedì 26 luglio 2018

RECENSIONE; Kraken

TITOLO: Kraken
AUTORE: Emilio Pagani, Bruno Cannucciari
CASA EDITRICE: Tunuè
ANNO: 2017

Il Kraken è un mostro che dimora negli abissi “un essere primordiale risvegliato dall’avidità dell’uomo” (Cit. Kraken, Pagani, Cannucciari).
Kraken è una graphic novel scritta da Emilio Pagani e disegnata da Bruno Cannucciari, pubblicata da Tunuè in occasione di Lucca Comics 2017. La casa editrice non si smentisce, la graphic novel esce in edizione di alta qualità con copertina cartonata. I disegni di Bruno Cannucciari sono impeccabili e le tavole hanno una banda cromatica sui toni del grigio, del nero e del verde plumbeo che rispecchiano le atmosfere cupe e soffocanti del racconto.
In un paesino francese da sempre dedito alla pesca, Serge Dougarry, ex conduttore televisivo ora in rovina, decide di aiutare Damien un ragazzino problematico, unico sopravvissuto al naufragio del peschereccio in cui tutti trovano la morte, incluso suo padre e suo fratello Etienne.
Dougarry, nel suo programma, cercava di far luce su vicende grottesche o irrisolte, un po’ sulla falsa riga di Mistero. Damien spera che l’ex stella della tv possa aiutarlo ad affrontare il Kraken, mostro che sta mietendo vittime nelle acque del villaggio di Selalgues. Date le stranezze e la fissazione per il mostro, Damien diventa il capro espiatorio dei problemi che affliggono il paesino di pescatori.


Kraken è un romanzo grafico intenso, che rivela come alcune credenze e tradizioni rimangano vive nel tempo e condizionano le vite delle persone. Allo stesso tempo, è una lettura appassionante che fa riflettere sulla solitudine, sulla morte e sul conflitto tra tradizione e modernità.
Il mostro non si vede ma aleggia come un’ombra che avvolge tutto e tutti. Il Kraken è l’ignoranza, la cupidigia, la paura. Ogni uomo ha un Kraken che dimora dentro di lui.
See you space cowboy,
Federica

giovedì 5 luglio 2018

RECENSIONE FILM: Mary e il fiore della strega

Dal 14 al 20 Giugno, Mary e il fiore della strega, primo film d’animazione del neonato Studio Ponoc è approdato nelle sale italiane.

Mary Smith si è da poco trasferita nella ridente campagna inglese a casa della prozia. Non conosce nessuno, la scuola non è ancora iniziata e per combattere la noia comincia a perlustrare la campagna e i boschi circostanti. Sarà durante una delle sue camminate che si imbatterà in un fiore luminoso, esso le donerà poteri magici e in una scopa volante che la trasporterà all’ingresso del Endors College, una scuola di magia.
Nato da una costola dello Studio Ghibli, lo Studio Ponoc è stato fondato nel 2015 da Yoshiaki Nishimura e Hiromasa YonebayashiYoshiaki Nishimura si è formato presso lo Studio Ghibli come animatore e sceneggiatore per poi dedicarsi alla regia nel 2010 con Arietty – il mondo segreto sotto il pavimento e, successivamente, con Quando c’era Marnie (2014). Hirosama Yonebayashi, anche lui proveniente dalla casa di produzione di Miyazaki, ha sempre ricoperto il ruolo di produttore. Coraggiosa quindi è stata la loro scelta di voler abbandonare lo Studio Ghibli dopo l’annuncio di apparente chiusura avvenuto nel 2014.

Il film prende ispirazione dal libro di Mary Stewart La piccola scopa, la sceneggiatura nel complesso risulta banalotta e superficiale a livello di contenuti. I personaggi non sono approfonditi a sufficienza e i loro comportamenti non sono motivati, se non in parte. Nel caso dei Villain le ragioni che li inducono a compiere determinate azioni non hanno una spiegazione plausibile e la piega ecologista/animalista viene affrontata in modo frettoloso.
Lo Studio Ghibli, in ogni suo film, ha sempre attinto dalla quotidianità giapponese, al Folklore, ai miti e alle leggende locali. In Mary e il fiore della strega gli elementi magici ci sono ma stridono con tutta una serie di fattori che sembrano messi un po’ a caso. Inoltre, nel corso del lungometraggio troviamo una miriade di elementi riconducibili a tutti i lungometraggi Ghibli da Ponyo sulla scogliera a Kiki consegne a domicilio fino a Laputa l’influenza è forte.

Questo film è sicuramente un passo indietro per il regista Nishimura che ha dimostrato di non saper sopperire alle mancanze della sceneggiatura ma, soprattutto, di avere una visione troppo ancorata all’immaginario Ghibleiano.
Sfortunatamente, le animazioni per quanto curate, non hanno l’impatto visivo di una Città incantata. Stessa cosa riguarda la colonna sonora di Takatsugu Muramatsu, già compositore delle musiche per Quando c’era Marnie, non ha sonorità particolari o memorabili.
Non mi sento di bocciare completamente questo film ma se lo Studio Ponoc vuole essere il degno successore dei Maestri Miyazaki e Takahata dovrà trovare una sua strada, impegnarsi e produrre film d’animazione con una loro identità.
See you space cowboy,
Federica


NB: la recensione è precedentemente apparsa su Nerdpool.it

mercoledì 27 giugno 2018

INTERVISTA a Martina A. Batelli

Ebbene sì ho intervistato Martina A. Batelli l'autrice di Deva - A tale of gods, di cui la scorsa settimana ho caricato un video sul Canale Youtube! Buona Lettura!



Ciao Martina! benvenuta su FumettiAlloZenzero! Che ne dici di rompere il ghiaccio presentandoti ai lettori?
 Mi chiamo Martina, ho #*@ anni e sono una fumettista fiorentina espiantata in Romagna. <3

Quando hai capito che volevi intraprendere la carriera della disegnatrice di fumetti?
Non troppo presto, infatti la prima scuola superiore che scelsi fu il liceo classico. Pessima scelta. Infatti dopo mi sono spostata all’artistico, e dopo un paio d’anni ho realizzato di potermi dedicare allo studio dei fumetti per provare a farne una carriera, e molti molti molti anni di studio dopo, eccomi qua.

Ci sono degli autori che ti hanno influenzato?
Inizialmente tutti disegnatori americani di supereroi, era infatti il genere che aspiravo a disegnare io: in particolare il mio primo amore è stato Ed Mcguinness, è con i suoi volumi che ho iniziato a “studiare” i fumetti, e non solo a leggerli.


Disegno a mano o digitale?

Both! Beh solo per le illustrazioni in realtà, i fumetti te li posso fare anche a mano ma mi ci vorrebbe il quadruplo del tempo, quindi direi che per i fumetti preferisco nettamente il digitale.

Parliamo un pochino di Deva - A tale of gods:
Deva è il mio primo fumetto come autrice oltre che disegnatrice, quindi ce l’ho molto a cuore <3 parla di divinità, poteri, persone con più braccia del necessario e una marea di capelli. E di come la fuga di un povero sarto recluso in un castello causi l’inizio di una guerra tra un Impero e una Federazione di stati.

Come mai hai scelto proprio degli dei di carattere asiatico?
Perché li ritengo estremamente affascinanti, divertenti da immaginare e soprattutto da personalizzare!



Come hai costruito il mondo di Deva? Avevi già in mente la tipologia dei personaggi?
Avevo in mente i protagonisti, e la storia. Il resto dei personaggi sono venuti fuori disegnando le tavole: avevo ben chiari i caratteri dei personaggi che mi servivano, o almeno la loro funzione nella storia, e via via che arrivava il loro turno di apparire nel volume li rendevo reali studiando il loro aspetto.
Quindi la risposta alla domanda è sni.

  
Deva a tratti mi ha ricordato Sayuki, ho preso una cantonata o in qualche modo questo manga ti ha influenzato?
Non particolarmente, piuttosto Sayuki si ispira molto ai precetti e all’immaginario legati al Buddhismo, processo che ho seguito io stessa mentre mi preparavo a disegnare DEVA. Ho visto delle puntate sul mitico 7gold quando ero piccola, ma niente di più! Anche se prendo il tuo come un complimento, del manga ho visto le tavole e sono meravigliose, quindi è un onore!

C'è uno dei tuoi personaggi che preferisci disegnare di più di altri?
E' una domanda più difficile da rispondere di quanto può sembrare.
Non so perché ma il mio cervello tende a costringermi ad imbellettare, dettagliare e complicare il più possibile i personaggi nella misura di quanto effettivamente io ci sono legata, quindi più il personaggio mi piace, più bestemmio a disegnarlo, solitamente. Quindi direi che preferisco disegnare personaggi che ho fatto semplici e puliti, magari secondari, tipo Quèban, o Jigme!



Ultime domande:

Stai lavorando ad altri progetti parallelamente a Deva?
No, lavoro a DEVA 24/7. Dovrò aspettare la fine della trilogia prima di mettermi a lavorare su un’altra storia (che ho già in mente tra l’altro).

Sarai presente a qualche prossima fiera?
Lucca comics sicuramente! E sulla pagina facebook di DEVA sicuramente se parteciperò ad altre fiere potrete vedere tutti gli annunci per tempo :)

Grazie per questa breve intervista, non vedo l'ora di leggere il secondo volume di Deva!!!!
Grazie a te, è stato un mega piacere!


Spero che questa breve intervista vi abbia incuriosito quanto il video, che nel caso ve lo foste persi, lo risposto qui sotto!






See you space cowboy,

Federica

giovedì 21 giugno 2018

VIDEO: Focus on DEVA - A tale of gods

TITOLO: DEVA - A tale of Gods
AUTORE: Martina A. Batelli
CASA EDITRICE: Tatai Lab
ANNO: 2018

Come da titolo, qui di seguito un video che rimando da tre mesi, le mie prime impressione su un volume molto interessante. Enjoy



See you space cowboy,

Federica

lunedì 11 giugno 2018

TORINO COMICS - Video Acquisti

Premessa, questo video è stato registrato a inizio maggio, ed ero già in ritardo con la tabella di marcia. Per una serie di sfortunati eventi lo posto solo ora.
Cercherò di essere più costante almeno con i video acquisti, che sono i più semplici da girare ed editare... ma non ve lo posso promettere.



See you space cowboy,

Federica

mercoledì 6 giugno 2018

RECENSIONE: Chambara, la via del Samurai

TITOLO: Chambara, la via del Samurai
AUTORE: Roberto Recchioni, Andrea Accardi
CASA EDITRICE: Bao Publishing
ANNO: 2015

Chambara, la via del Samurai è una graphic novel composta da due racconti inizialmente apparsi nella collana Le Storie di Sergio Bonelli editore, nel 2015 Bao publishing pubblica questa edizione completamente a colori (Stefano Simeone colorista per La redenzione del samurai e Luca Bertelè per I fiori del massacro).


Al tempo dei samurai, in un Giappone chiuso all'occidente, Tetsuo Kogata riceve dal Daimyo (nobile feudale) l'ordine di portare al suo cospetto Jubei Shimada, maestro di Tetsuo, scomparso da mesi. Ma da qualche tempo a questa parte, degli esattori vanno di villaggi in villaggio e pretendono denaro in cambio di protezione. In caso di mancato pagamento, donne e bambini vengono rapiti. Chi sono questi esattori? Il Daimyo è al corrente di quello che accade nei territori del feudo?

Il secondo racconto, si incentra sulla figura femminile. Jun Nagaiama è rimasta sola, suo padre era il consigliere del Daimyo, a causa della corruzione presente a corte, decide di protestare togliendosi la vita. Jun verrà addestrata da Lady Mochizuki all'arte dello spionaggio e dell'omicidio per poter compiere la sua vendetta.

Filo conduttore, nonché figura chiave dei racconti, è il vecchio Ichi. Quasi totalmente cieco ma dall'udito acuto, sul suo nome aleggiano infinite leggende.

Entrambe le storie mi sono piaciute perché i due protagonisti, anche se spinti da sentimenti diversi, l'onore per Tetsuo e la vendetta per Jun, hanno spirito di rivalsa nei confronti di chi non ha tenuto fede hai propri principi.
Inoltre, ho apprezzato particolarmente in La redenzione del samurai, le tavole monocromatiche a due a due.

Unica nota negativa è il packaging , per quanto in linea con storia e ambientazione, la sovra-copertina in pergamena, è molto fragile. In particolare, il mio volume (ricevuto in regalo❤) è stato preso su Amazon ed è arrivato danneggiato. Dopo aver fatto il reso, anche il secondo volume ricevuto era danneggiato, anche se in modo meno grave. Ovviamente l'ho tenuto e su Amazon è stato lasciato un bel feedback però mettetelo in conto se desiderate acquistarlo.

See you space cowboy,

Federica